Undead, come ammette l’autore e su cui concorda l’editore, è un fumetto strano. Un melodramma ottocentesco con una spina dorsale steampunk per narrare una tragica storia d’amore con delle premesse ridicole. Una epopea lunga appena quarantotto pagine in cui una narrazione lineare sostiene una una molteplicità di temi intimi e universali con leggerezza, perfidia, tenerezza e un senso del grottesco che solo i migliori narratori riescono a gestire senza perdere di vista la storia. Un pastiche che unisce il western con lo steampunk, l’horror con l’erotico. Una riflessione sulle aspettative della società e sulla pressione esercitata da quest’ultima sulle nostre storie personali. Come scrive Alberto Lavoradori nella prefazione: “… mi è piaciuto per vari aspetti: per il tono steamwest, l’amore, il dramma, la causticità, la forte vena ironica, che poi è il pezzo forte di questa storia passarella, dove il mondo Jap si mescola all’orrido USA, senza essere pretenzioso, ma in modo leggero, fresco e veloce”. Per un pubblico maturo con uno spiccato senso dell’ironia.